Identità e Tradizione. Dalle Nevi dell’Etna alla Granita Siciliana ai gelsi Neri

Specificità e passaggio generazionale, questi i criteri che rendono la granita ai gelsi neri un prodotto agroalimentare tradizionale.

Lo sapevate che per le granite, un tempo si spruzzava la neve con l'aroma prescelto, succo di limone, polpa di fragole o di fichi d'India, caffè ? e la si metteva in una tinozza che era girata a mano dentro un pozzetto riempito di sale grosso per facilitare la formazione del ghiaccio? Oggi si usano moderne mantecatrici, ma il principio è lo stesso. 

Ma facciamo un passo indietro, per chi non si ricordasse, i PAT sono stati istituiti con decreto MIPAF  n.350-1999 ai fini dell’applicazione delle deroghe igienico-sanitarie, per tutelare le pratiche preesistenti.

La nozione Europea di prodotti agroalimentari tradizionali seppur concessa per le esigenze appena ricordate, ha comunque messo in luce una serie di alimenti connotati da un requisito di tradizionalità e di legame con la produzione locale, il talento dell’uomo chiamato ad intervenire direttamente nel processo produttivo.


In Sicilia l’elenco è interessante, e soprattutto in evoluzione.

Con riferimento alla sontuosa tradizione gelatiera, la storia delle granite si ricollega all'usanza, avviata dai Greci e proseguita dai romani, di sfruttare per la conservazione dei cibi le nevi dell'Etna, stoccate in pozzi e caverne. Le prime miscele rinfrescanti risalgono probabilmente a quell'epoca, ma furono gli Arabi a fare del sorbetto un'arte che si è conservata fino ai nostri giorni.

Tra le preparazioni più tradizionali del Messinese merita citare la granita alle more di gelso, fatta con i piccoli frutti dei gelsi neri le cui foglie si davano un tempo ai bachi da seta adulti.

Non vi è dubbio, anche la granita ai gelsi neri è tradizione, e lo è perché frutto di un procedimento consolidato da almeno 25 anni, ovvero un passaggio generazionale.

Forse non lo sapete, ma i prodotti elencati potrebbero orgogliosamente ricevere un assetto più stabile, con riconoscimenti di tipo comunitario, DOP, IGP e magari ricevere finalmente tutela.

Il valore culturale dei prodotti tradizionali non può essere sottovalutato, strumento potenziale e carta vincente per il mondo rurale! Il bene culturale inteso non come bene fisico ma come sapere diventa uno strumento di riappropriazione di un territorio, ed espressione di diversità e biodiversità agricola.

Mi piace parlare di #memoriapratica che identifica una traditio, che si è protratta nel tempo senza interruzioni, un sapere pratico che non sta nella carta scritta ma vive! 

I gesti, le pause, la sequenza, questi sono valori che fanno di un territorio, motivo di conoscenza...



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Dott.ssa Romano Roberta 
- Mercati agroalimentari -